Le fornaci Domizie
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Recenti indagini di Topografia antica hanno messo in evidenza l’eccezionale patrimonio archeologico del territorio circostante il paese di Mugnano in Teverina, collocato su uno sperone tufaceo che corona il versante settentrionale della valle solcata dal Fosso del Rio, affluente del Tevere. In questa circoscritta porzione dell’Etruria tiberina, ripetute ricognizioni archeologiche hanno portato alla individuazione di numerosi contesti antichi (stanziamenti preistorici, necropoli ed insediamenti rustici etruschi, ville e fattorie di epoca romana, fornaci, necropoli e tombe rupestri altomedievali) e al recupero di importanti materiali archeologici relativi ad un arco cronologico che va dalla Preistoria al Medioevo.È comunque per l’epoca romana che si sono avuti i ritrovamenti più significativi: sempre all’interno della valle sono stati individuati i resti di almeno due fornaci, attive dalla tarda età repubblicana al IV-V sec. d.C., nelle quali sono stati fabbricati i mattoni con cui si sono eretti i più importanti monumenti della civiltà romana; tra essi si segnalano il Pantheon, il Colosseo, le Terme di Caracalla e di Diocleziano e Villa Adriana a Tivoli. Della scoperta, presentata in occasione di numerosi convegni ed oggetto di
pubblicazioni scientifiche, è stata data notizia anche su quotidiani locali e nazionali.Dall’area provengono centinaia di bolli, impressi sul materiale cotto nelle fornaci. L’analisi di questi marchi, gli stessi rinvenuti nei monumenti dell’antica Roma, ha consentito di stabilire che per i primi 150 anni della loro storia, le fornaci furono proprietà della potente famiglia senatoria dei Domitii, per poi passare in eredità, tra il 155 d.C. ed il 161 d.C., al futuro imperatore Marco Aurelio, discendente dei Domitii per parte di madre (Domitia Lucilla Minor). Oltre che nella fabbricazione del materiale edilizio (tegole, coppi, mattoni, antefisse, tubi fittili e lastre decorate), le fornaci erano specializzate nella produzione di due diversi tipi di contenitori di cui si sono ritrovati numerosi esemplari: i doli, utilizzati per il trasporto e la conservazione dei prodotti agricoli ed i mortai impiegati nella triturazione delle sostanze e nella preparazione dei cibi.Sfruttando la forza motrice del Tevere, i prodotti delle fornaci, impilati su chiatte e barconi, venivano trasportati fino a Roma da cui poi ripartivano per le altre destinazioni commerciali.Doli e mortai timbrati con il nome dei Domitii e fabbricati a Mugnano si ritrovano in tutto il bacino del Mediterraneo, prevalentemente in Francia, Spagna ed Africa dove giungevano grazie ai traffici che seguivano le vie marittime e terrestri.Nel più meridionale dei due insediamenti produttivi localizzati nella valle, sono state effettuate ulteriori indagini, tra cui anche una campagna di prospezioni magnetometriche, che hanno permesso di individuare le strutture di due fornaci affiancate, prossime al fosso ed un lungo muro in blocchi di tufo che, oltre ad arginare la sponda del corso d’acqua, era funzionale alle operazioni di imbarco dei materiali che dovevano essere trasportati fino al Tevere. L’epoca pre-protostorica è ampiamente documentata dai numerosi strumenti in selce scheggiata comprendenti prevalentemente raschiatoi, grattatoi e punte di frecce, complessivamente databili tra il Paleolitico medio e l’Eneolitico. Tra la fine dell’età del Bronzo e gli inizi dell’età del Ferro, sugli ultimi terrazzi fluviali del Rio, sorgono alcuni stanziamenti da cui provengono ceramiche realizzate senza l’uso del tornio. La maggior parte di questi stanziamenti ha conosciuto una continuità di vita fino in epoca etrusca come documenta il rinvenimento di frammenti di vasi in bucchero ed in impasto grezzo arcaico. ![]() Procedendo oltre l’epoca romana, si segnala come dalle diverse aree di “butto” localizzate ai piedi della rupe tufacea di Mugnano provengano ceramiche invetriate altomedievali, maioliche arcaiche e rinascimentali che documentano la floridezza economica del paese in epoca medievale e moderna.
L’elenco dei materiali rinvenuti, seppur sintetico, è indicativo della complessa ed originale storia di questa limitata porzione di territorio laziale. Il primo meritorio risultato dell’apertura di un museo/antiquarium proprio a Mugnano sarebbe quello di evitare che il patrimonio archeologico descritto finisca nel dimenticatoio di polverosi depositi o rilegato in musei lontani dal luogo del ritrovamento. Il collocarlo all’interno della torre offrirebbe in aggiunta un ulteriore vantaggio: data la posizione acropolica della struttura rispetto al territorio oggetto dei ritrovamenti descritti, da essa con un semplice sguardo sarebbe possibile ricontestualizzare immeditamente i reperti che vi sarebbero custoditi. Potenzialmente tutti e tre i piani della torre potrebbero essere usati per l’esposizione permanente ma nulla toglie che uno o più spazi siano destinati a convegni o ad esposizioni temporanee; questo tipo di utilizzazione contribuirebbe a configurare il monumento come polo di attrazione ed irradiazione culturale; l’intero progetto costituirebbe un’iniziativa esemplare di promozione e sviluppo di una nuova economia del territorio. |
pubblicazioni scientifiche, è stata data notizia anche su quotidiani locali e nazionali.Dall’area provengono centinaia di bolli, impressi sul materiale cotto nelle fornaci. L’analisi di questi marchi, gli stessi rinvenuti nei monumenti dell’antica Roma, ha consentito di stabilire che per i primi 150 anni della loro storia, le fornaci furono proprietà della potente famiglia senatoria dei Domitii, per poi passare in eredità, tra il 155 d.C. ed il 161 d.C., al futuro imperatore Marco Aurelio, discendente dei Domitii per parte di madre (Domitia Lucilla Minor). Oltre che nella fabbricazione del materiale edilizio (tegole, coppi, mattoni, antefisse, tubi fittili e lastre decorate), le fornaci erano specializzate nella produzione di due diversi tipi di contenitori di cui si sono ritrovati numerosi esemplari: i doli, utilizzati per il trasporto e la conservazione dei prodotti agricoli ed i mortai impiegati nella triturazione delle sostanze e nella preparazione dei cibi.Sfruttando la forza
motrice del Tevere, i prodotti delle fornaci, impilati su chiatte e barconi, venivano trasportati fino a Roma da cui poi ripartivano per le altre destinazioni commerciali.Doli e mortai timbrati con il nome dei Domitii e fabbricati a Mugnano si ritrovano in tutto il bacino del Mediterraneo, prevalentemente in Francia, Spagna ed Africa dove giungevano grazie ai traffici che seguivano le vie marittime e terrestri.Nel più meridionale dei due insediamenti produttivi localizzati nella valle, sono state effettuate ulteriori indagini, tra cui anche una campagna di prospezioni magnetometriche, che hanno permesso di individuare le strutture di due fornaci affiancate, prossime al fosso ed un lungo muro in blocchi di tufo che, oltre ad arginare la sponda del corso d’acqua, era funzionale alle operazioni di imbarco dei materiali che dovevano essere trasportati fino al Tevere. 